METODOLOGIA PULCINI ALL’ESTERO: L’ESEMPIO DELL’ARSENAL

Bentornato mister. Non avevo dubbi saresti atterrato su questo nuovo contributo. Sì, hai letto bene! Oggi ti voglio proporre la metodologia di lavoro adottata nell’attività di base (Pulcini inclusi) dall’Arsenal, uno dei Club più famosi d’Inghilterra e forse del mondo intero.

La premessa è comunque doverosa. Non voglio affatto venderti il metodo migliore del mondo. Ma, come al solito, alcune idee che spero possano aiutarti ad integrare il tuo personale modello di lavoro. Non esiste infatti la soluzione efficace al 100% e ovunque. Tutto è sempre relativo al contesto e, soprattutto, ai giocatori con cui ci si trova a lavorare.

Nonostante ciò, fai bene a non vedere l’ora di saperne di più. Ed allora basta esitare. In questo nuovo contributo ti presenterò le quattro regole d’oro che caratterizzano l’attività di formazione Arsenal. Principi sviluppati e utilizzati dai vari centri di formazione, ma anche quelli che vengono condivisi e presentati nei vari corsi interni per allenatori.

Questi verranno discussi e analizzati, per poi essere applicati nel solito angolo delle esercitazioni, con esempi che ti aiuteranno a dare senso pratico al tutto.

UN OCCHIO AL CONTESTO: IL PROGRAMMA ARSENAL IN THE COMMUNITY

I principi di lavoro che ti presenterò nei prossimi paragrafi sono quelli utilizzati nel programma “Arsenal in the Community”.

Arsenal

Questo progetto prevede una serie di iniziative promosse dai Gunners nel territorio di appartenenza, quello del nord di Londra. Tra le varie attività, alcune sono ovviamente rivolte allo sviluppo calcistico vero e proprio. Percorsi di formazione per i giovani, chiaramente di una certa qualità, con un occhio verso le giovanili ufficiali per i più talentuosi.

Ed è ovvio che questa qualità appena citata non possa prescindere dall’utilizzo di un modello di lavoro univoco tra tutti i coach Arsenal, e da principi che puntino alla massimizzazione dell’apprendimento e della crescita dei ragazzi.

METODOLOGIA ARSENAL: QUATTRO PRINCIPI DI LAVORO

1. Pianifica l’allenamento, pianifica l’apprendimento

Il primo dei principi metodologici fondamentali che approfondiamo oggi dice: “pianifica l’allenamento, pianifica l’apprendimento”.

Come interpretare questo primo caposaldo? L’allenamento è un’esperienza di apprendimento, che come tale va preparato a dovere. Dovranno essere sfruttati tutti quegli accorgimenti che permettono di rendere l’esperienza tale da raggiungere quanto desiderato. Considerando che:

  • Le attività e le esercitazioni sono veicoli, e non pilastri inamovibili. Mai partire nel disegnare una sessione dal gioco ‘figo’ trovato su internet o visto da qualcun altro. Sempre cercare di adattare una buona idea, eventualmente, alle necessità del gruppo e agli obiettivi che si vogliono raggiungere.
  • Dovrai sempre partire, come anticipato, dagli obiettivi. “Esplorare l’utilizzo di varie superfici nella conduzione”, o “Migliorare la gestione della superiorità numerica nel 2 contro 1”.
  • Dovrai sempre contestualizzare questi obiettivi in un percorso d’apprendimento a medio e lungo termine. Non qualcosa di estemporaneo, magari visto in partita il sabato prima. Invece, programmazione: flessibile, graduale, progressiva.

2. I giocatori sono unici, diversi l’uno dall’altro

Principio fondamentale, che va ad arricchire quanto detto per il primo. Un percorso di apprendimento è efficace se in grado di adattarsi alle reali esigenze e necessità di ogni singolo giocatore. Alle sue reali abilità. E questo non può non considerare che nella tua squadra ne hai una moltitudine! I bambini già in giovanissima età hanno propri pregi, caratteristiche, tratti di personalità. E sarà tuo compito saper abbracciare questa vasta gamma di sfaccettature:

  • Assicurandoti di proporre obiettivi, quindi contenuti ed esercitazioni appropriati all’età dei giocatori. Quindi, non tattica collettiva avanzata nei Pulcini, ma magari elementi tecnici, tattici individuali, coordinativi, ecc.
  • Proponendo vari livelli in ogni attività o gioco. Una stessa “sfida” dovrà essere proposta inizialmente in maniera uguale per tutti (segnare una rete con almeno 3 tocchi consecutivi), ma potendo anche complicarla o semplificarla (5 tocchi, o 2 se necessario) per alcuni giocatori che ne hanno bisogno.

3. I giocatori hanno bisogno di tante occasioni per giocare ed esercitarsi

I tuoi giocatori devono avere effettiva possibilità di esercitarsi e raggiungere gli obiettivi della sessione all’interno delle esercitazioni che crei. Tempo e quantità ovviamente, quindi tante ripetizioni del gesto. Ma anche qualità, per cui situazioni che realmente portano a provare gli elementi che vuoi migliorare. Cerca di considerare:

  • La grandezza dei gruppi e il rapporto giocatori – pallone. Se stai lavorando sul passaggio in un’esercitazione di possesso, c’è una palla e 10 ragazzi? Quindi solo uno alla volta si esercita e nove ‘aspettano’? Oppure c’è una relazione inferiore (1:4, in un 3 contro 1), con maggiori occasioni di giocata?
  • I calciatori sono tutti coinvolti nello stesso momento? Oppure hai code e attese (preferibilmente da evitare)?
  • Infine, si vede chiaramente l’esecuzione dell’obiettivo d’apprendimento? Ad esempio, lavorando sulla conduzione in una partita a tema, il gol è valido facendo meta palla al piede? Oppure il numero di passaggi è maggiore di quello delle guide del pallone?

Arsenal

4. La tecnica deve essere applicata in situazione per diventare un’abilità

Detto anche a più riprese in questo blog che la tecnica fine a sé stessa è praticamente inutile, questa considerazione è qui richiamata e resa principio di metodologico fondamentale. Deve essere resa un’abilità, quindi funzionale al gioco e applicabile tatticamente.

Arsenal

  • In ogni allenamento, quindi, i giocatori devono si poter esercitarsi in condizioni di non opposizione, ma poi devono avere l’occasione di provare ad usare la tecnica in un contesto di gioco. Con avversari, imprevedibilità, attacco, difesa e un obiettivo da raggiungere (gol, meta, giocate specifiche ad un compagno).
  • Integrando il punto sopra, dovrai sfruttare sia il metodo analitico e quello globale, complementari tra loro.
  • Dovrai cercare, infine, di accompagnare questi approcci all’allenamento con stili di insegnamento adeguati al momento della sessione. Ad esempio, la risoluzione di problemi per facilitare l’uso della tecnica in situazione, come in una partita a tema. Ma anche lo stile del ‘prova ed errori’, ricercando la sperimentazione e l’affinamento del gesto tecnico come quando si conduce un pallone in uno spazio ricco di ostacoli.

ANGOLO DELLE ESERCITAZIONI

Pirati ed esploratori

  • Numero giocatori: 8 +
  • Difficoltà: facile – media
  • Tempo: 10/15 minuti
  • Obiettivo: saper mantenere il controllo di palla per trovare spazio
  • Spazio: 20×20
  • Materiale: palloni, cinesini, casacche

Descrizione: i giocatori (esploratori) sono tutti in possesso di palla. Il loro obiettivo è guidarla all’interno dello spazio, cercando di muoversi tra i vari quadrati colorati (isole) che caratterizzano l’area di gioco, e segnati da alcuni cinesini. Un punto è segnato ogni volta che gli esploratori riescono ad entrare in un’isola, toccare il pallone, e uscire in controllo della sfera.

Varianti/Progressioni

  1. aggiunta di difensori (pirati) che possono giocare solo all’interno dello spazio di gioco tra le isole. Se questi recuperano palla la guidano in un quadrato specifico (tana) per guadagnare punti anch’essi. Gli esploratori a cui è stata rubata palla possono sempre cercare di recuperarla, anche dalla tana dei pirati;
  2. aggiunta di difensori (pirati) all’interno di un paio isole che, se esplorate senza perdere il controllo del pallone, danno 3 punti invece che 1 agli esploratori. I pirati all’interno delle isole se recuperano palla possono passarla ai compagni pirati dello spazio per segnare un punto;
  3. difensori (pirati) possono giocare ovunque nello spazio;
  4. gioco 1 contro 1 (pirata contro esploratore) seguendo le stesse regole.

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