PERCHE’ IL RISULTATO 15-1 NON SERVE A NESSUNO? 7 RISPOSTE UTILI

Sì, hai capito bene. 15-1 è proprio un risultato.

Quello che puoi incontrare ogni fine settimana su un campo di Pulcini.

O che magari hai avuto modo di vivere nel corso di una delle tue partite.

Ecco, oggi vorrei aprire questo dibattito: ma chi ne beneficia davvero?

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So benissimo che quello del risultato è un tema caldo, e che le opinioni saranno sicuramente diverse. Non pretendo che tutti siano d’accordo con me, anzi.

Ma l’argomento è tremendamente di attualità, perché sfocia e si ricollega ad altre importanti tematiche. Tra queste, la cultura sportiva, che purtroppo abbiamo dimostrato a più riprese di non aver ancora del tutto capito.

Come rendere, quindi, una simile situazione un’esperienza comunque positiva e rilevante per chi ne prende parte? Come evitare di dare troppa importanza al risultato in termini prettamente numerici, usando invece quel dato come spunto di riflessione e azione?

UNA RECENTE ESPERIENZA SUL CAMPO

La volontà di scrivere questo articolo è conseguenza di una recente esperienza personale, che ho voluto quindi condividere.

La lampadina mi si è accesa dopo un festival giocato con una delle mie squadre. Ho la fortuna di allenare all’estero, e il torneo in questione è stato giocato presso le fantastiche strutture dell’Academy della società professionistica per cui lavoro.

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Un festival in cui lo scopo era quello di ‘addocchiare’ giovani talenti. Assolutamente fuori contesto per la natura dell’attività che normalmente organizzo e faccio vivere ai miei bambini. E, come immaginavo, il livello delle altre squadre ci ha completamente sovrastato.

Mi sono trovato in difficoltà parlando di risultato, a furia di continui 8-1 o 12-0. Perchè? Per non aver a disposizione soluzioni a disposizione per cambiare, od ovviare alla situazione.

Eppure, fino a pochi anni prima, precedentemente alla mia esperienza all’estero, quelle situazioni erano abbastanza ordinarie. È proprio vero, quindi, che ti manca qualcosa solo quando ti rendi davvero conto della sua importanza, perché vissuta in prima persona.  E ti aiuterò a capire il motivo.

15-1: VINCITORI E VINTI?

Innanzitutto, sono convinto che non fossero solo mie le difficoltà. Penso fermamente infatti che, vivendo un 15-1 in maniera “passiva” (dalla tua prospettiva, mister), anche per i vincitori si tratta di una mezza sconfitta.

I vinti sono chiaramente penalizzati da un risultato del genere. Il non sviluppo/apprendimento è alquanto palese. La differenza in campo troppo evidente sotto più punti di vista. Con il tutto che ne risulta in un’esperienza negativa, che alla lunga può anche culminare in qualcosa di ancor più grave (sfiducia e senso di incapacità per esempio, preambolo dell’abbandono).

Ma come non parlare dei vincitori. Sei davvero sicuro per loro l’apprendimento sia in atto? È chiaramente un livello di sfida troppo facile, quindi poco motivante e allenante. Pensa infatti a come agiresti in allenamento. In un’esercitazione, quando ti rendi conto che è troppo semplice, cerchi di introdurre alcune progressioni per complicarla. E perché questo non può valere anche in partita?

TUTTA QUESTIONE DI FILOSOFIA: VINCERE O FORMARE?

Questo può contare eccome anche quando si è in campo nel fine settimana. Ma prima è opportuno che ti guardi dentro e ti chiedi: “che cosa voglio davvero?”

Se la risposta è vincere, allora questo (mi spiace dirlo) non è l’articolo che fa per te. Ma forse nemmeno il ruolo che più ti rappresenta. Perché, per dirla con le parole di un grande formatore: “un allenatore che vince tanto coi giovani, non ha lavorato per il loro futuro, ma per il proprio”. Continuerai dunque a vivere passivamente il risultato di 15-1, lasciando tutto che passi così com’è.

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Se la risposta è vincere, allora questo (mi spiace dirlo) non è l’articolo che fa per te. Ma forse nemmeno il ruolo che più ti rappresenta. Perché, per dirla con le parole di un grande formatore: “un allenatore che vince tanto coi giovani, non ha lavorato per il loro futuro, ma per il proprio”. Continuerai dunque a vivere passivamente un risultato fuori norma (perchè è quel che ti interessa davvero), lasciando tutto che passi così com’è.

Se invece pensi che formare sia il tuo obiettivo, la tua priorità coi tuoi ragazzi, allora sei nel posto giusto. Hai le basi giuste per cambiare, per vivere attivamente la partita, vista come esperienza positiva per la crescita dei giovani calciatori. E non puoi fare a meno del prossimo capitolo.

SETTE RISPOSTE ‘ATTIVE’ AL 15-1

È in questo capitolo che infatti puoi trovare sette risposte per prevenire una simile situazione. Soluzioni che ho scoperto (e sfruttato) in questi anni passati all’estero, e che mi sono mancate in quel dannato giorno.

1) TIPO DI ATTIVITA’ E AMBIENTE POSITIVO

Diciamo che il tipo di attività che normalmente giochi non è di grande aiuto. L’idea di “campionato” della federazione è (purtroppo) intrinsecamente associata all’idea di vincere o perdere.

Bene, a questo proposito, il recente passo fatto nelle categorie più giovani nell’introdurre i raggruppamenti. Si tratta di festival di più squadre che danno un’idea diversa rispetto al canonico campionato.

Potrebbe però non bastare. Ecco che allora sta a te creare un tipo di attività diverso, in cui l’ambiente sia completamente favorevole all’apprendimento dei tuoi giocatori.

Stabilisci ad esempio le tue aspettative nei loro confronti, magari legate a qualcosa che vuoi che facciano come individui o squadra, legato agli obiettivi dell’allenamento. Definisci, in altre parole, cosa sia per te la “vittoria”.

Poi, puoi creare un contesto ancor più positivo educando i genitori. Suona un po’ mission impossible, lo so. Ma anche questo aspetto può aiutare a creare il clima ideale. Usa poster, comunica come vuoi che si comportino, stabilisci regole. Insomma, fai remare anche loro nella tua direzione!

2) GIOCATORI IN PIU’

Aggiungere giocatori è una soluzione tanto semplice, quanto ‘malvista’. Perché infatti una squadra deve giocare in superiorità numerica?

Eppure, si tratta di una strategia assolutamente di facile realizzazione, che aumenta immediatamente il livello della sfida per chi vince, facilitando invece quella di chi si trova sotto.

La federazione ha in effetti una postilla nel regolamento che indica come attuare questa possibilità (risultato parziale con 5 gol di scarto in un tempo, ristabilendo la parità quando la differenza torna sotto le 3 reti).

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Un tantino rigido mi verrebbe da dire. Uno, perché è evidente sin da subito nelle partite di settore giovanile se un gruppo di bimbi è superiore. E allora, che la partita vada avanti 5 contro 6 garantendo un livello di sfida adeguato a tutti, a prescindere dalle questioni numeriche esatte e dai tempi di gioco. E se poi nemmeno un giocatore non basta? Io ne aggiungerei un secondo, giocando anche 7 contro 5, o 6 contro 4. Tutto per favorire un livello adeguato e stimolante.

A parte ciò, è qualcosa che uso spesso e che posso confermare avere il suo effetto. Certo, va adottata come detto con una certa flessibilità, e in collaborazione con il proprio collega formatore dell’altra squadra. Senza dover ricorrere a soluzioni drastiche (vedi video sotto)

3) COLLABORAZIONE

A proposito di questo, anche il cooperare con l’altro formatore è una strategia fondamentale. Scambiando opinioni sul livello della propria squadra, infatti, si cercano di anticipare gli scenari che si possono verificare in partita. Questo, per stabilire da subito, eventualmente, correzioni in corso d’opera che si vogliono adottare (esempio, l’aggiunta di un giocatore).

Ovviamente, ci sono dei limiti a riguardo. Ci vuole molta onestà intellettuale e altruismo. Quello che ti permette di porti a fare un passo indietro, dando priorità ai giocatori. In altre parole, chissenefrega di vincere, l’importante che sia un’esperienza positiva per loro.

4) LE SFIDE DI SQUADRA O PER GIOCATORI

Un risultato simile può essere un’ottima occasione per sfidare e spronare i giocatori a fare qualcosa di inusuale. Quindi, alzare il livello dell’esperienza per renderla in ogni caso allenante, che magari richiami quanto fatto in allenamento.

Puoi ad esempio assegnare alla squadra un compito da eseguire prima di poter segnare. Banalmente, un numero di passaggi minimo per poter segnare, che cresce ad ogni rete eventualmente realizzata. Oppure, giocare senza portiere per allenare elementi difensivi come il marcamento o la difesa della porta.

Poi, individualizzare il lavoro assegnando sfide particolari ai diversi giocatori. Qualcosa che pensi possa aiutarli a muoversi fuori dalla propria ‘zona di comfort calcistica’.

Un ragazzo con poca confidenza con la palla può dover giocare a non meno di 3 o 4 tocchi, magari utilizzando un certo tipo di parti del piede diverse.

Infine, puoi spostare i calciatori in ruoli a loro inusuali. Un’ulteriore esperienza che possa arricchire il loro bagaglio tecnico e tattico.

5) MISCHIARE LE SQUADRE

Lo so, questa ti può sembra la strategia più inutilizzabile ed irrealizzabile. Ma solo perché siamo noi a porci limiti mentali, dando poco spazio all’elasticità.

Pensa invece a cosa farebbero dei bimbi che, all’oratorio o a scuola, dopo 10 minuti di partita vedono un risultato di 8-0. Mischiano le squadre, senza problemi. E che importa se non conoscono gli altri giocatori. È un’occasione extra per sviluppare le proprie capacità relazionali: collaborare in campo, ma anche conoscere nuove persone e sapersi approcciare.

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6) MENO TEMPO, PIU’ QUALITA’

Tra tutte le soluzioni, questa è quella un po’ più effetto placebo. Nel senso che non si tratta, in effetti, di qualcosa di così rilevante.

Semplicemente, diminuendo il tempo giocato, si riduce il numero di reti che potenzialmente una squadra può subire/segnare. Dando magari l’impressione di un divario non così ampio.

Certo, se associata ad altre soluzioni, questa può aumentare (e aumentarne) il valore potenziale.

7) CARPE DIEM

Infine, se non hai davvero nessuna soluzione a tua disposizione per modificare in qualche modo l’esperienza che stanno vivendo i tuoi giocatori. Puoi sfruttare al massimo il momento, estremamente negativo o positivo che sia.

Se l’altra squadra è palesemente superiore, avrai senz’altro tante situazioni in fase di non possesso. Ecco, perché allora non focalizzare i ragazzi su obiettivi difensivi? Il marcamento dell’1 contro 1, la copertura, i posizionamenti ad esempio.

Semplicemente, perché è alta la ripetizione e quindi sono molti i momenti allenanti potenziali.

Al contrario, se stai vincendo in maniera evidente, e il tuo collega dell’altra squadra si limita ad osservare passivamente, puoi pensare ad altre soluzioni in fase di possesso. Finalizzazioni particolari, possesso, ecc. (un po’ come già discusso nel punto quattro).

IN CONCLUSIONE: SE SOLO AVESSI AVUTO LA POSSIBILITA’…

Capisci ora perché mi sono trovato così tanto in difficoltà quel giorno? Soffrivo perché non avevo la possibilità di adattare l’ambiente di gioco. Perché i miei bambini stavano avendo un’esperienza negativa, e volevo intervenire.

Purtroppo, non ho potuto, frutto di un contesto di gioco troppo rigido.

Spero quindi che anche tu, già dal prossimo impegno, inizierai ad avere un atteggiamento più pro-attivo nei confronti di quel che succede in campo durante la partita. I tuoi giocatori ne beneficeranno senz’altro!

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