MOTIVAZIONE: PERCHE’ I BAMBINI GIOCANO A CALCIO?

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Quali sono le motivazioni che spingono i bambini a giocare a calcio? Mister, ti sei mai posto questa domanda? Ti sei mai chiesto perché i tuoi Pulcini decidono di partecipare alla tua attività?

Che tu lo abbia fatto o no, oggi hai la possibilità di toglierti questo dubbio.

Voglio infatti riportarti un’interessante ricerca del 2010 di un certo Nick Levett, responsabile per l’attività giovanile della Federazione Inglese.

Quello che ha fatto è stato di andare direttamente a chiedere ai bimbi di condividere le ragioni dietro la loro volontà di giocare a calcio.

I risultati ti sorprenderanno.

Dopo averti riportato lo studio nella sua sostanza, cercherò di offrirti una chiave di lettura dello stesso.

Questo, per cercare di trasferire tutto quello che può essere utile ad arricchire il tuo lavoro.

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UN ATTEGGIAMENTO POCO CHIARO

Quello che ha convinto Nick a dedicarsi a questo studio è lo strano scenario che, probabilmente, caratterizza gran parte dei nostri campi giovanili.

Quelli che ogni fine settimana dovrebbero essere luogo di una festa.

Ma che invece troppo spesso si distinguono per comportamenti insensati ed inspiegabili.

Perché i genitori tifano come se fosse la finale della Champions League?

Ma soprattutto, perché i formatori a bordo campo urlano e si sgolano, come se quella partita contasse qualcosa?

Perché muovono i giocatori come fossero burattini secondo le proprie personali visioni del gioco?  Atteggiamenti sorprendenti – in senso negativo, sia chiaro – che non rispecchiano la vera natura dell’attività.

E, come vedremo, nemmeno le reali volontà dei bimbi.

LA RICERCA

Per questo motivo, la ricerca ha voluto investigare su quali fossero le reali motivazioni che avvicinavano i giovani partecipanti al gioco. Cosa gli piaceva, e cosa invece non apprezzavano della loro attività (e sottolineo loro). Cosa ritenevano fosse importante, e cosa non altrettanto.

Sono stati coinvolti 40 gruppi di bambini in giro per il Paese. Questi appartenevano a diverse categorie d’età (paragonabili comunque ai Pulcini, quindi dando ulteriore valore al significato finale).

I piccoli calciatori sono stati sottoposti ad una sorta di questionario. Gli veniva chiesto di scegliere tra 16 frasi scritte su un foglio che, in maniera diversa, spiegavano e descrivevano i motivi per cui giocavano a calcio. I bimbi dovevano sceglierne 9, e ordinando queste da quella che ritenevano più importante a quella che li convinceva meno.

I RISULTATI

Si è ottenuta così una specie di graduatoria. Questa ovviamente premiava le motivazioni maggiormente selezionate, che si posizionavano all’inizio.

Le sei più gettonate sono state:

  1. Dare il meglio è più importante di vincere
  2. Adoro giocare perché è divertente
  3. Il calcio è un bellissimo gioco
  4. Giocare mi aiuta a stare in forma
  5. Partecipare mi permette di conoscere nuovi bimbi
  6. Mi piace giocare con i miei amici

Queste, secondo i ricercatori, sono state le più scelte. È quelle che, in tutta la graduatoria, spiccavano per ricorrenza.

Al contrario, le quattro risposte finite sul fondo della graduatoria (di cui le ultime due mai scelte):

  1. Per me è importante vincere i campionati
  2. Mi piace far vedere quanto sono bravo
  3. Vincere è più importante che dare il massimo
  4. Per me è importante vincere coppe e medaglie

DISCUSSIONE – QUALI MOTIVAZIONI SPINGONO I BAMBINI A GIOCARE?

Provando ad interpretare i risultati ottenuti, è abbastanza inequivocabile che i bambini giocano a calcio per motivazioni per lo più intrinseche.

Quelle che quindi riguardano il gioco in sé, e tutto quello che questo comporta. Ovvero il fatto che sia appunto un gioco, e come tale va affrontato. Che sia un’attività divertente e piacevole. Che ci sia la possibilità di condividere l’esperienza con altri bambini, conosciuti o meno, rendendo importantissima la dimensione sociale. E, infine, che il gioco sia in fin dei conti anche un’attività sportiva, quindi movimento ed esercizio fisico.

All’opposto, decisamente meno successo hanno avuto le cosiddette motivazioni estrinseche. Quelle che non provengono dal gioco, ma dall’esterno. Ad esempio, il vincere come unica conseguenza, che quindi suggerisce che non si possa partecipare senza poter ottenere nulla in cambio. Oppure, il ricevere continue approvazioni sul fatto di essere bravi, come se fosse indispensabile che qualcuno lo riconosca (una sorta di continua competizione).

Tutte queste ragioni sono state pochissimo considerate dai bambini. E, se ridai una lettura veloce alle prime righe, sono quelle che caratterizzano molti dei campi nostrani. Mister, vuoi vincere le partite? Non è quello che vogliono i tuoi bambini!

APPLICAZIONI PRATICHE

Come rendere questa ricerca utile per il tuo lavoro sul campo? Quali spunti pratici per rendere la tua attività seriamente e concretamente orientata sui giocatori? Eccoti 5 consigli di cui non potrai più fare a meno:

1. ATTEGGIAMENTO

È chiaro che tutto, mister, deve cominciare da te. Dal tuo modo di gestire il tuo gruppo e le dinamiche che si creeranno in esso. Dovrai cercare di far passare i messaggi per cui conta divertirsi, giocare, imparare. Piuttosto che vincere e competere per essere sempre e per forza migliori di altri. Non mi fraintendere, sono comunque aspetti importanti del gioco. Che però dovrai subordinare all’impegno e alla dedizione, comportamenti positivi e intrinseci.

2.IL GIOCO AL CENTRO DEL VILLAGGIO

Tutto dovrà girare intorno al gioco. Quindi, al divertimento. Le due principali motivazioni che spingono i bimbi a giocare a calcio. Davvero non capisco come la partitella finale possa essere l’unico momento della sessione di allenamento. Perché non cominciare con il gioco, creando da subito un clima positivo? Perché, addirittura, non basare tutto sul gioco, partendo da questo per sviluppare l’intera attività. Considera tanti giochi a tema, quelli tradizionali, o le situazioni come parte caratterizzante di quello che proponi. I giocatori ameranno venire al campo.

3. LA DIMENSIONE SOCIALE

Conoscere nuovi bambini è, come dichiarato, un altro motivo importante per i tuoi giocatori. Ad evidenziare chiaramente la rilevanza dell’aspetto sociale e delle relazioni all’interno del gruppo squadra. Sarà quindi tuo compito incentivare e facilitare queste situazioni. Puntando, quindi, sul cosiddetto cooperative learning, apprendimento cooperativo oramai sempre più in voga, che basa proprio il suo credo sul “collaborare e cooperare per imparare”.

Come, in pratica? Con tanti lavori di coppia. Sia in opposizione, come gli 1 contro 1 in ogni forma possibile. Ma anche senza opposizione (esempio guida della palla ad inseguimento), con il solo intento di collaborare per migliorare.

4. GLI AMICI

Una delle ragioni per cui i piccoli si iscrivono al calcio è perché lo fa un compagno di scuola, o un amico di famiglia. Perché allora non considerare quest’aspetto, favorendolo?

Nei giochi di coppia, o facendo le squadre per le tue partitelle (2c2 o 3c3, ad esempio) lascia che siano i giocatori a decidere con chi giocare. L’entusiasmo che ne deriverà contagerà la qualità del gioco, creando ottime basi per l’apprendimento. Al contrario, difficilmente un bimbo sarà ben predisposto ad imparare quando non vuole giocare con qualcuno.

5. IL GIOCO DEI BAMBINI

Adattare il gioco ai bambini. Questa considerazione deriva direttamente da alcuni dei piccoli intervistati durante la ricerca. Gli è stato chiesto cosa ne pensavano del fatto che, come portieri, dovessero giocare in una porta di taglia simile a quella degli adulti. Questi hanno polemicamente dichiarato: “Perché dovrei difendere una porta grande uguale a quella che difende Petr Cech?” E un altro: “Come possono pensare che sia in grado di salvare i tiri qui, quando gli stessi adulti usano una scala per montare la rete?”.

Inequivocabile. Questo per dire che i bimbi sono molto sensibili e critici sulle condizioni del loro gioco. Pretendono – giustamente – che tutto sia adattato alle loro effettive possibilità. Per cui, c’è tempo per il calcio dei grandi. Lasciali giocare in campi ridotti, che possano coprire in maniera funzionale nelle due fasi. Con pochi compagni: vogliono essere protagonisti e coinvolti, cosa che ricade positivamente sulla loro crescita come giocatori. E, ovviamente, con porte che possano effettivamente difendere. Calcio a misura dei bambini!

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